SINOSSI

Un’antica leggenda grava sui monti della Lessinia: sembra che un essere per nulla umano, viva nelle zone più impervie della montagna condividendo il territorio con la popolazione locale. Suggestionati dalle secolari storie e racconti che fanno parte di un immaginario fantastico della loro tradizione, questi abitanti sono convinti che questa figura mitica esista veramente, tant’è vero che lo identificano come Orçe che in lingua cimbra significa Orco. E’ una sorta di custode della montagna con il quale gli uomini hanno stipulato un silenzioso patto di convivenza. Ma questa strana alleanza si spezza e il segreto gelosamente custodito, sta per essere svelato. Così un’ ignara famiglia di escursionisti della domenica, contravvenendo ai divieti imposti dai contadini della zona, si imbatte nell’ormai ristretto territorio dell’essere il quale dà inizio ad una caccia spietata e feroce nei confronti di chi ha usurpato il proprio spazio, come un predatore che vuole rivendicare con la forza, la sua sovranità territoriale nella lotta per la sopravvivenza. Sopravvivenza fisica come metafora della sopravvivenza culturale di una tradizione che va scomparendo e che egli è suo malgrado, l’ultimo erede.

Interpretato da un cast di attori pressoché esordienti (Nicola Rossi, Nicola Cracco) e dai giovanissimi protagonisti (Giulia Turrini 19 anni, Michele Argiolas 13 e Laura Cesaro 14), tutti veronesi, affiancati da attori con una robusta esperienza teatrale, televisiva e cinematografica alle spalle come Roberto Vandelli (Casa Vinello, Ravanello Pallido, Vivere, Camera Cafè) e Guido Ruzzenenti (Il killer evanescente, Un prete in campo al fianco di Sergio Bini - Bustric), questo è il secondo cortometraggio diretto da Diego Carli dopo Verdemale.

Scritto e prodotto con Paolo Rozzi che firma anche la sceneggiatura, il film si ispira alle figure mitologiche della tradizione fantastica dei Cimbri della Lessinia, esseri dai due volti e nella maggioranza dei casi rivestiti di quell’ambiguità che il regista ha voluto trasportare nei caratteri dei personaggi e nei luoghi dove essi si muovono, descrivendo una montagna sfacciatamente bella ma terribilmente opprimente, che accoglie e incombe sui protagonisti allo stesso tempo. Parlato in tre lingue (cimbro, veneto e italiano) il film vuole con estrema durezza avvicinare alla cruda realtà atmosfere altrimenti totalmente surreali e desidera essere anche un omaggio e veicolo culturale e linguistico nei confronti di una terra di tradizioni e minoranze che sta lentamente soccombendo alla globalizzazione.

NOTE DI REGIA

Le leggende che avvolgono la Lessinia, territorio nel quale si svolge la storia, sono ricche di personaggi fantastici tipici di quella eredità nordica che trova nella montagna la sua collocazione naturale. Nelle leggende e nelle tradizioni dei "Cimbri" hanno ampia presenza figure di ambigui spiriti tutelari della natura presenti nei luoghi più selvaggi chiamate "Genti Beate" e di micidiali spiriti infernali come l’Orco, che con la sua forza smuove alberi, massi, produce frane. In queste immagini è possibile rintracciare figure che si richiamano sia alla mitologia celtica (le "matres"), come a quella germanica e romana (ninfe e driadi, ma anche le Parche). La Lessinia è ricca di storie tramandate oralmente e in molti casi raccolte in volumi che sono la reale  testimonianza di un popolo legato al proprio territorio. Un territorio che stimola la fantasia dove i luoghi belli e terribili in certi casi, aiutano a creare e alimentare credenze che ancora oggi rivivono attraverso fiabe e racconti che sono un patrimonio popolare di valore inestimabile. Le leggende legate agli Orchi sono solo alcune di queste storie che ci hanno ispirato per creare un’avventura che stia tra il fantasy e l’horror e che ci ha fatto riflettere su come avrebbe potuto avvenire un incontro tra un essere fantastico e una normale famiglia di oggi in gita in montagna ammesso che questo mostro potesse esistere veramente. Molti luoghi su queste montagne veronesi ispirano pensieri fantastici: Il Covolo di Camposilvano, l’Orkarlouch (Buco dell’Orco) nei pressi della località Raut all’inizio della Valle del Rivolto, la contrada Cuniche o Kunech (1160 m), sono solo alcuni dei posti dove si riteneva che l’Orco trovasse dimora. Un altro luogo invece si trova in una zona più vicina alla Valle di Fraselle, più di una leggenda racconta che chi frequentava la valle non doveva escludere l’eventualità di provare il brivido di incontrare l’Orco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTE DI PRODUZIONE

Nel pensare alla realizzazione di un film Horror che non fosse semplicemente fine a se stesso ci siamo trovati di fronte a un dubbio: se usare un linguaggio diretto e per nulla introspettivo dove ogni azione risulta uno sterile susseguirsi di fatti granguignoleschi, o cercare di scavare a fondo nella psicologia dei personaggi per evidenziare quali e quanti fantasmi si agitano nella mente dell’uomo e se il vero orrore sta dentro o fuori ciascuno di noi. Più pratica la prima soluzione, più scomoda la seconda. Ma noi amiamo le sfide, il confronto continuo, la provocazione e per questo senza indugi abbiamo preferito la via impervia. Ecco che leggendo tra le righe di un’apparente famiglia che passa una domenica in montagna ed incontra una creatura che l’abita, si può intuire un malessere che in qualche modo unisce i due mondi, reale e fantastico, in una sorta di catarsi finale, di riscatto del male nei confronti del bene, lasciando allo spettatore il compito di scegliere che cos’è in fondo bene e male o più semplicemente da che parte schierarsi. Il film potrebbe avere diverse chiavi di lettura oltre a quella palese di un horror rurale fatto di azione e sangue. La crisi di una famiglia disgregata dove non esistono più punti di riferimento precisi e che trapela dallo spessore psicologico dei personaggi; il mostro additato come “diverso” dalle superstizioni ma che pur nella sua violenta realtà selvaggia, lascia intendere una sua ricerca di giustizia per ribadire una contrapposizione all’egemonia dell’uomo e rivendicare un senso di appartenenza a questo mondo (ma poi proprio di mostro si tratta?); la sua ricerca di un’eredità da tramandare attraverso il legame di dipendenza che lega psicologicamente il carceriere alla vittima.

 Ci piace dare allo spettatore più chiavi di lettura oltre a quello avventuroso ed avvincente della trama di base, scavando nel personaggio, nella sua storia e farlo agire a seconda del suo stato d’animo. Sicuramente non trascurando l’elemento sorpresa e la suspense che contribuiscono a rendere l’effetto scenico più spettacolare, come si addice ad un film fantastico di genere.

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